Com'è diverso il gennaio universitario da quello scolastico!
Due anni fa rientravo a scuola dopo le sante vacanze di Natale con in testa solo l'idea dell'esame di maturità da dare e con gli ultimi 5 mesi di scuola dell'obbligo.
Era un gennaio dove ero fidanzato e dove non studiavo un cazzo per quello, dove il Milan ripartiva da Balotelli e io chiudevo il quadrimestre nel peggiore dei modi dilapidando medie da Oscar con 4 netti.
Era un gennaio dove però ero più felice rispetto agli altri sette/otto che avevo affrontato prima, questi ultimi con le scorie dei panettoni, con l'albero di Natale da disfare, con della vacanze che ora parevano lontanissime...
Sotto il profilo scolastico gennaio era una tranvata assurda, una specie di "Un mese fatto di lunedì" tanto per rendere l'idea: c'era da fare dei compiti su argomenti che ormai uno si era dimenticato e da chiudere un quadrimestre che alla fine non contava un cazzo.
Insomma, gennaio era forse il mese peggiore, insieme a novembre, perchè si sommava il freddo e tre settimane a diritto senza festa.
Con l'università tutto è cambiato, sia in bene che in male.
Gennaio è il mese dove inizia più assiduamente la sessione invernale, dove smaltisci i panettoni sui libri (sbagliatissimo!), sugli appunti, tra le biro, tra i lapis, dentro alla carta ammuffita, tra le tutone che indossi in casa (perchè per alcuni giorni sei veramente un eremita), tra i thè caldi, le foto su instagram, le parole ANSIA-SESSIONE-ESAMI-APPELLI che vomiti e ti vomitano addosso gli altri su pagine di social network, su cellulari, al telefono....
Gennaio universitario è un IO SPERIAMO CHE ME LA CAVO dove tiri fuori i deodoranti, dove le docce calde sono necessarie, dove ai genitori rispondi solamente "Ho studiato!" quando ti chiedono che hai fatto oggi, e dove il parrucchiere è l'ultima tua preoccupazione.
Può cadere la neve, può piovere, si possono allagare le strade, può cadere tre o quattro volte il governo, ma a te non interessa: ti bastano due penne, un lapis, un libro e un quaderno (possibilmente su un ripiano pari) e tanta pazienza.
Di lì in poi sarai tu contro tutti.
Marzo è visto come un miraggio, come un premio: è un caso che spunti proprio in quel mese la primavera?
Arrivare al terzo mese dell'anno senza aver dato un esame sarebbe troppo facile, equivale a giocare alla Play contro il joystick che non comanda nessuno oppure a barare nel tirare i dadi al gioco dell'Oca.
Le mani nei capelli, il sorriso spesso assente, il mal di pancia minimo il giorno dell'esame, le lacrime la notte o sul manuale, i genitori che ti incoraggiano (alla fine l'hai scelta te l'università...) e che alla fine sono contenti anche se prendi un diciotto perchè a loro basta non verderti più su quei libri, su quella scrivania, in casa, triste...
Sono più felici di te il sabato sera quando ti vedono uscire (almeno quella sera sì, dai!), svagarti, chiudere quell'astuccio, alzarti da quella sedia, levarti quella tuta o quel pigiama, sorridere anche solo per una notte.
Ed ecco perchè alla fin fine la domenica mattina cercano di non svegliarti, di lasciarti un po' stare, di farti dormire, perchè quel sonno, in fondo, te lo sei meritato.
Gennaio universitario però è anche riflessione, è il sapersi programmare le cose da fare al di fuori dello studio, è la capacità di vivere anche fuori dalla scrivania e dagli appunti, è la possibilità di iniziare l'anno con un piglio diverso e dire PROVO A CAMBIARE. Magari non ci riesci, però almeno hai tentato e non ti farai rimpianti.
Gennaio universitario è un banco di prova, è un amico che non ce la fa a dare gli esami, è un'amica che ha problemi più importanti degli esami universitari, è una famiglia che spera di mandarti anche il prossimo anno all'università, è la tua lotta contro il Pc o il cellulare perchè se ti distrai è finita, è il riuscire ad alzarsi presto anche quando non hai un treno o un pullman da prendere, ma solo un libro da aprire, è la febbre che ti assale quando meno te lo aspetti, il virus che colpisce nel momento meno opportuno o la ragazza che ti da buca per l'ennesima volta.
Perchè, sia chiaro, fa molto più male un rifiuto all'ultimo momento che un mal di pancia.
Gennaio è anche un'arma di suicidio per i depressi, per chi vede dovunque coppie al caldo che si baciano, si coccolano e si vogliono bene mentre te l'unica donna che vedi spesso o è la presentatrice del telegiornale o è l'autrice del libro che stai studiando.
La bravura di gennaio è anche il riuscire a non restare soli, a compattarsi, a formare un gruppo, a trovare qualcuno che ti scrive e che ci tiene a te, che per te è online e che per te esce il giorno e la sera con la felpa, il cappotto, la sciarpa, il cappello e i calzini di lana solo perchè sa che la compagnia è la cosa più bella del mondo.
Specialmente la tua.
giovedì 29 gennaio 2015
martedì 27 gennaio 2015
Recensioni semiserie - La famiglia Addams
Visto e rivisto: da quando ho sei anni e me lo sono registrato, il film del 1991 di Sonnenfeld è sempre stato per me un mondo in cui rifugiarmi grazie all'idea di una famiglia troppo macabra e troppo divertente.
La casa della famiglia Addams con la sua scala enorme, la libreria con i libri interattivi (fin troppo...) e le segrete con le quali potevi passare solo se ti attaccavi alla corda giusta, sono state e sono dei miei desideri fissi.
Sommiamo a questo i personaggi devastanti: ognuno potrebbe benissimo girare un film ponendo se stesso come protagonista. Partendo da zio Fester, un Christopher Llyod meraviglioso quasi come in "Ritorno al futuro", per andare a Gomez, che duella di spade con tutti e balla la Mamuska (la danza più bella del cinema Horror), a Mercoledì/Cristina Ricci che non sorride mai, ha in mente solo l'omicidio e tenta ogni tanto di folgorare il fratello, per finire con Mortisia che presenta a Fester gli antenati della famiglia nel cimitero davanti casa.
Mettiamoci anche Mano (tralasciamo però le battute scontate che gli fanno ogni pochino tipo QUA LA MANO, MANO! oppure CON TE CI VORREBBE LA MANO FORTE, MANO!) che si inventa fattorino quando la famiglia viene sfrattata e Cugino Hit, il personaggio più conosciuto, che appare solo in 2-3 scene e viene fuori un mondo parallelo, una mentalità così ben studiata e così felicemente lugubre che vorremmo almeno una volta nella vita provare.
Chi di voi non ha mai paragonato una bianca nel viso a Morticia, uno grassoccio e pelato allo zio Fester, uno alto e brutto a Lurch e uno con i capelli sul viso a Cugino Coso?
Gli Addams del 1991 sono tutti i giorni con noi anche se vostra madre non vi dice "Mercoledì, gioca con il cibo!", anche se non vi divertite a sbarbare i cartelli di stop agli incroci o anche se per Halloween non andate nei cimiteri a scavare nelle tombe per giocare a SVEGLIA IL MORTO.
E poi vogliamo aggiungere la colonna sonora con lo schioccare delle dita?
Gli Addams, un'altra categoria!
La casa della famiglia Addams con la sua scala enorme, la libreria con i libri interattivi (fin troppo...) e le segrete con le quali potevi passare solo se ti attaccavi alla corda giusta, sono state e sono dei miei desideri fissi.
Sommiamo a questo i personaggi devastanti: ognuno potrebbe benissimo girare un film ponendo se stesso come protagonista. Partendo da zio Fester, un Christopher Llyod meraviglioso quasi come in "Ritorno al futuro", per andare a Gomez, che duella di spade con tutti e balla la Mamuska (la danza più bella del cinema Horror), a Mercoledì/Cristina Ricci che non sorride mai, ha in mente solo l'omicidio e tenta ogni tanto di folgorare il fratello, per finire con Mortisia che presenta a Fester gli antenati della famiglia nel cimitero davanti casa.
Mettiamoci anche Mano (tralasciamo però le battute scontate che gli fanno ogni pochino tipo QUA LA MANO, MANO! oppure CON TE CI VORREBBE LA MANO FORTE, MANO!) che si inventa fattorino quando la famiglia viene sfrattata e Cugino Hit, il personaggio più conosciuto, che appare solo in 2-3 scene e viene fuori un mondo parallelo, una mentalità così ben studiata e così felicemente lugubre che vorremmo almeno una volta nella vita provare.
Chi di voi non ha mai paragonato una bianca nel viso a Morticia, uno grassoccio e pelato allo zio Fester, uno alto e brutto a Lurch e uno con i capelli sul viso a Cugino Coso?
Gli Addams del 1991 sono tutti i giorni con noi anche se vostra madre non vi dice "Mercoledì, gioca con il cibo!", anche se non vi divertite a sbarbare i cartelli di stop agli incroci o anche se per Halloween non andate nei cimiteri a scavare nelle tombe per giocare a SVEGLIA IL MORTO.
E poi vogliamo aggiungere la colonna sonora con lo schioccare delle dita?
Gli Addams, un'altra categoria!
mercoledì 21 gennaio 2015
Recensioni semiserie - Godzilla
Guardo solo film con i dinosauri? Non è vero, ma per ora avete ragione.
L'idea di buttarmi su un altro film mostruoso mi è giunta da mio padre che, arrivando sui titoli di coda del terzo Jurassic Park, si è lasciato scappare un "Dopo tutti questi dinosauri ti manca solo Godzilla!".
Detto fatto.
Godzilla è più paragonabile al filone catastrofico di Indipendence Day, Deep Impact oppure il più recente 2012, dove tutto il mondo (stavolta però solo New York) sta alla tv a pregare che i due o tre protagonisti salvino il culo a tutti.
Il mostro di turno è un dinosauro di sessanta metri che viene risvegliato dai test nucleari francesi effettuati nel Pacifico.
Risvegliato? Cioè lui era anni che dormiva lì sotto?
Incredibile!
Tralasciando il futile pretesto, la parte iniziale con il documentario, le navi giapponesi affondate e il vecchietto che ripete "Gogilla" nel letto d'ospedale non sono poi tanto male perchè il mostro non viene ancora fortunatamente fatto vedere, (vedi "Lo Squalo", quando il pescecane appare dopo la metà del film) e c'è un clima di cupidigia veramente coinvolgente. Peccato che da lì in poi si finisce nella classica storia americana: ecco Nick Tatopolus (Matthew Broderick che stavolta fa il boss quando ne "Il rompiscatole" con Jim Carrey patisce come un cane) che se ne intende così tanto di nucleare e di dinosauri che studia i vermi a Chernobyl.
Mmmm mi sarei affidato a qualcun altro...
Il film però ci darà torto e questo Tatopolus le indovinerà tutte (vabbè, è il protagonista) e quando non verrà ascoltato a rimetterci sarà tutta New York.
Questo gigantesco dinosauro si spinge senza un apparente motivo a New York dove già stanno strette quelle otto milioni di persone, pensa te se gli metti anche un dinosauro fra le scatole.
Il buon Godzilla si è fatto tutti quei chilometri per covare le sue uova e deporle, casualmente, nel Madison Square Garden tanto per mettere un po' di sano patriottismo in un film. Nessuno crede nella covata delle uova del Tirannosauro come invece sostiene convinto Tatopulos.
Dopo avergli sparato contro ottocento missili e aver distrutto mezza Manhattan, finalmente l'esercito distrugge Godzilla e sembra sia finita la storia.
Il povero Nick invece aveva ragione e, ingaggiato da agenti segreti francesi (tra i quali Jean Reno che fa diventare epico tutto ciò che dice) dopo essere stato scaricato dal governo, va alla ricerca del nido del dinosauro.
Più che dinosauro potrebbe sembrare un coniglio dato il numero incredibile di uova che ha deposto.
Spesso la fortuna è l'arma fondamentale dei protagonisti degli horror (una casa in lontananza quando ti rincorre uno zombie, un po' di terraferma quando hai uno squalo al culo) ma qui diciamo che alla Dea Bendata sta sul culo il protagonista: infatti le uova si schiudono solo pochi minuti dopo che i nostri (vostri, diciamo) eroi si sono intrufolati nel nido.
Inizia quindi un quarto d'ora buono di piccoli T-Rex impazziti che viaggiano per il Madison in cerca degli uomini che puzzano di pesce, il cibo che in questo film viene passato come alimento principale dei dinosauri.
Fatto bombardare il palazzetto e usciti precisi precisi (guardate il trucco dei tre lampadari, vi prego!) si risveglia la madre (Carramba che sorpresa!) e quando vede i neonati bruciati un po' si sfava, eh...
Inizia la fase finale del film con la fuga di Reno, Tatopolus, la fia di turno (che, a parer mio, tanto fia non è) e il cameramen un po' stupido in taxi con quel bestione dietro che si conclude con l'intrappolamento del dinosauro nei tralicci del ponte di Brooklyn: l'aviazione lo bombarda e stavolta muore, STOP!
Criticato perchè riprende stili giapponesi in malo modo, è un americanata di fine millennio banale e terrorizzante allo stesso tempo.
Sai già che quel povero Cristo del dinosauro morirà, ma leggi dietro il dvd/vhs che il film dura più di 2h così pensi che qualche idea alternativa ce l'avranno.
Ecco infatti i cuccioli e l'inseguimento nel palasport che fa tornare alla mente tutti i corpo a corpo tipici di Jurassic Park.
Qui però i dinosauri sono più tecnologizzati e più stereotipati.
O forse ne abbiamo fin troppo dei film sui dinosauri?
L'idea di buttarmi su un altro film mostruoso mi è giunta da mio padre che, arrivando sui titoli di coda del terzo Jurassic Park, si è lasciato scappare un "Dopo tutti questi dinosauri ti manca solo Godzilla!".
Detto fatto.
Godzilla è più paragonabile al filone catastrofico di Indipendence Day, Deep Impact oppure il più recente 2012, dove tutto il mondo (stavolta però solo New York) sta alla tv a pregare che i due o tre protagonisti salvino il culo a tutti.
Il mostro di turno è un dinosauro di sessanta metri che viene risvegliato dai test nucleari francesi effettuati nel Pacifico.
Risvegliato? Cioè lui era anni che dormiva lì sotto?
Incredibile!
Tralasciando il futile pretesto, la parte iniziale con il documentario, le navi giapponesi affondate e il vecchietto che ripete "Gogilla" nel letto d'ospedale non sono poi tanto male perchè il mostro non viene ancora fortunatamente fatto vedere, (vedi "Lo Squalo", quando il pescecane appare dopo la metà del film) e c'è un clima di cupidigia veramente coinvolgente. Peccato che da lì in poi si finisce nella classica storia americana: ecco Nick Tatopolus (Matthew Broderick che stavolta fa il boss quando ne "Il rompiscatole" con Jim Carrey patisce come un cane) che se ne intende così tanto di nucleare e di dinosauri che studia i vermi a Chernobyl.
Mmmm mi sarei affidato a qualcun altro...
Il film però ci darà torto e questo Tatopolus le indovinerà tutte (vabbè, è il protagonista) e quando non verrà ascoltato a rimetterci sarà tutta New York.
Questo gigantesco dinosauro si spinge senza un apparente motivo a New York dove già stanno strette quelle otto milioni di persone, pensa te se gli metti anche un dinosauro fra le scatole.
Il buon Godzilla si è fatto tutti quei chilometri per covare le sue uova e deporle, casualmente, nel Madison Square Garden tanto per mettere un po' di sano patriottismo in un film. Nessuno crede nella covata delle uova del Tirannosauro come invece sostiene convinto Tatopulos.
Dopo avergli sparato contro ottocento missili e aver distrutto mezza Manhattan, finalmente l'esercito distrugge Godzilla e sembra sia finita la storia.
Il povero Nick invece aveva ragione e, ingaggiato da agenti segreti francesi (tra i quali Jean Reno che fa diventare epico tutto ciò che dice) dopo essere stato scaricato dal governo, va alla ricerca del nido del dinosauro.
Più che dinosauro potrebbe sembrare un coniglio dato il numero incredibile di uova che ha deposto.
Spesso la fortuna è l'arma fondamentale dei protagonisti degli horror (una casa in lontananza quando ti rincorre uno zombie, un po' di terraferma quando hai uno squalo al culo) ma qui diciamo che alla Dea Bendata sta sul culo il protagonista: infatti le uova si schiudono solo pochi minuti dopo che i nostri (vostri, diciamo) eroi si sono intrufolati nel nido.
Inizia quindi un quarto d'ora buono di piccoli T-Rex impazziti che viaggiano per il Madison in cerca degli uomini che puzzano di pesce, il cibo che in questo film viene passato come alimento principale dei dinosauri.
Fatto bombardare il palazzetto e usciti precisi precisi (guardate il trucco dei tre lampadari, vi prego!) si risveglia la madre (Carramba che sorpresa!) e quando vede i neonati bruciati un po' si sfava, eh...
Inizia la fase finale del film con la fuga di Reno, Tatopolus, la fia di turno (che, a parer mio, tanto fia non è) e il cameramen un po' stupido in taxi con quel bestione dietro che si conclude con l'intrappolamento del dinosauro nei tralicci del ponte di Brooklyn: l'aviazione lo bombarda e stavolta muore, STOP!
Criticato perchè riprende stili giapponesi in malo modo, è un americanata di fine millennio banale e terrorizzante allo stesso tempo.
Sai già che quel povero Cristo del dinosauro morirà, ma leggi dietro il dvd/vhs che il film dura più di 2h così pensi che qualche idea alternativa ce l'avranno.
Ecco infatti i cuccioli e l'inseguimento nel palasport che fa tornare alla mente tutti i corpo a corpo tipici di Jurassic Park.
Qui però i dinosauri sono più tecnologizzati e più stereotipati.
O forse ne abbiamo fin troppo dei film sui dinosauri?
martedì 20 gennaio 2015
Recensioni semiserie - Jurassic Park 3
Il troppo stroppia, ovvero grazie a Sam Neil.
Sì, è l'unico che rende il film guardabile. Partiamo dal fatto che è il terzo film di una saga quindi la cosa ormai puzza. Mettiamoci anche che la fantasia non è l'arma principale del regista: soliti imbecilli che rifiniscono nell'isola dei dinosauri.
Stavolta però si delira: ci sono posti nuovi, bambini dispersi, dinosauri in 3D (più finti del mio ippopotamo Pippo degli Huggies) e gli Pterodattili.
Ormai la gente se la cerca: i coglioni di turno sono un bambino e suo padre che tra tutti i posti del mondo che potevano scegliere per fare il parasailing (farsi trainare col paracadute da un motoscafo) scelgono proprio di passare vicino all'isola di Jurassic Park.
Niente, vi sta bene, ci sono migliaia di isole nel mondo e vai lì? Per me devi morire ucciso da un dinosa..ops...già fatto.
Il babbo ci riesce (fortunatamente) a farsi mangiare, ma il bimbo no.
I bambini sono furbi...
Come un mowgli dei tempi moderni Eric, il bambino, si nasconde in un camion della Ingen e si ripara dai centomila dinosauri che gli sono nelle vicinanze: come fa lo sa solamente lui e il regista.
Sta di fatto che purtroppo è vivo e deve parare il culo anche alla su mamma quando arriva sull'isola e fa un casino della madonna ("ERIIIIIICCCCC") attirandosi tutte le bestie, al fidanzato della madre, Alan Grant e altri deficienti che non vi nomino tanto muoiono presto perchè appena scendono dall'aereo si imboscano come se si fosse in pineta a Viareggio.
La mamma era sicura della permanenza in vita del figlio: GRANDISSIMA, però ora sei con lui sano e salvo, ma in un'isola di dinosauri che appena gli passi accanto ti sbranano. Vai, divertiti!
Poi vabbè, l'assistente di Grant (che studia assiduamente i dinosauri, ricordiamolo) ruba le uova di Velociraptor e si lamenta se lo rincorrono per tutto il film: che dinosauri studiavi, quelli delle sorpresine Kinder?
Le idee stavolta sono ridotte al minimo nel girare il film: nel MONDO PERDUTO anche il signor Spielberg si stava spengendo. Immaginatevi ora che può combinare questo Johnson qui nel terzo film di una saga?
Le poche scene degne di nota sono i momenti nella gabbia degli Pterodatili e la fine del film dopo i titoli di coda.
Se ne avessero fatto un quarto forse la gente avrebbe odiato anche il primo finendo con l'utilizzare la stessa frase di tutte le saghe dei film horror: "Sono tutti uguali, se ne guardi uno è come averli guardati tutti".
Di Jurassic Park si potrà dire tutto, ma questo no!
Sì, è l'unico che rende il film guardabile. Partiamo dal fatto che è il terzo film di una saga quindi la cosa ormai puzza. Mettiamoci anche che la fantasia non è l'arma principale del regista: soliti imbecilli che rifiniscono nell'isola dei dinosauri.
Stavolta però si delira: ci sono posti nuovi, bambini dispersi, dinosauri in 3D (più finti del mio ippopotamo Pippo degli Huggies) e gli Pterodattili.
Ormai la gente se la cerca: i coglioni di turno sono un bambino e suo padre che tra tutti i posti del mondo che potevano scegliere per fare il parasailing (farsi trainare col paracadute da un motoscafo) scelgono proprio di passare vicino all'isola di Jurassic Park.
Niente, vi sta bene, ci sono migliaia di isole nel mondo e vai lì? Per me devi morire ucciso da un dinosa..ops...già fatto.
Il babbo ci riesce (fortunatamente) a farsi mangiare, ma il bimbo no.
I bambini sono furbi...
Come un mowgli dei tempi moderni Eric, il bambino, si nasconde in un camion della Ingen e si ripara dai centomila dinosauri che gli sono nelle vicinanze: come fa lo sa solamente lui e il regista.
Sta di fatto che purtroppo è vivo e deve parare il culo anche alla su mamma quando arriva sull'isola e fa un casino della madonna ("ERIIIIIICCCCC") attirandosi tutte le bestie, al fidanzato della madre, Alan Grant e altri deficienti che non vi nomino tanto muoiono presto perchè appena scendono dall'aereo si imboscano come se si fosse in pineta a Viareggio.
La mamma era sicura della permanenza in vita del figlio: GRANDISSIMA, però ora sei con lui sano e salvo, ma in un'isola di dinosauri che appena gli passi accanto ti sbranano. Vai, divertiti!
Poi vabbè, l'assistente di Grant (che studia assiduamente i dinosauri, ricordiamolo) ruba le uova di Velociraptor e si lamenta se lo rincorrono per tutto il film: che dinosauri studiavi, quelli delle sorpresine Kinder?
Le idee stavolta sono ridotte al minimo nel girare il film: nel MONDO PERDUTO anche il signor Spielberg si stava spengendo. Immaginatevi ora che può combinare questo Johnson qui nel terzo film di una saga?
Le poche scene degne di nota sono i momenti nella gabbia degli Pterodatili e la fine del film dopo i titoli di coda.
Se ne avessero fatto un quarto forse la gente avrebbe odiato anche il primo finendo con l'utilizzare la stessa frase di tutte le saghe dei film horror: "Sono tutti uguali, se ne guardi uno è come averli guardati tutti".
Di Jurassic Park si potrà dire tutto, ma questo no!
lunedì 19 gennaio 2015
Je suis moi-meme
Non salgo sul carro delle vittime solo per passare dalla parte dei buoni nemmeno metto bandiere e volantini perchè alcuni di quelli che lo hanno fatto sono più razzisti del Ku klux klan.
Vedo il JE SUIS CHARLIE come un "Ehi, hanno colpito anche me, guardatemi, compiangetemi, mettetemi al centro dell'attenzione, anche se fino a dieci minuti fa non sapevo chi fosse Maometto, Allah e nemmeno sapevo dell'esistenza di Charlie Hebdo".
Posso dire di essere vicino alle famiglia delle vittime, ma non alla Francia intera perchè quando ci uccisero Falcone nessuno pubblicò IO SONO GIOVANNI, nè vennero in massa a Palermo rappresentanti di altri stati, nemmeno per Borsellino, nemmeno per la strage di Bologna, nemmeno per le vittime italiane in Medio Oriente da quindici anni a questa parte.
Sono state colpite le persone, le idee, non la Francia.
Non sono Charlie ma non voglio passare dalla parte dei terroristi, degli islamici, sia chiaro.
Non capisco cosa abbiano nelle loro teste, ma quando provo a pensare come si possa estorcere un messaggio di pace di 2000 anni fa e tramutarlo in guerra e omicidi penso a quello che hanno fatto il clero, la religione cristiana e il cristianesimo tutto nel mondo, sopratutto in Italia, e quindi sto in silenzio: c'è chi ha fatto e continua a fare di peggio pur non facendosi saltare in aria.
Sono una persona razionale; vedo le conclusioni e cerco subito di trovare i rimedi.
Se cado di bicicletta non piango, ma mi medico; se esco e ho freddo non lo dico cinquanta volte a chi mi sta accanto, ma mi copro.
Come in questi esempi stupidi, anche nel caso del terrorismo ho pensato in questi giorni a come far per bloccare questi atti terroristici.
Eliminando le tesi opposte, i "Siamo tutti fratelli, perdonateli, non accadrà più" e i "A morte ogni islamico!!", ho cercato il compromesso, la classica verità che sta sempre nel mezzo.
La domanda è una sola: come fare?
E' la solita domanda che Bush si era rivolto dopo l'11 settembre, Madrid dopo la strage alla metropolitana del 2004, Londra l'anno seguente e che oggi si farà anche la Francia se vuole cambiare qualcosa.
Come li fermi questi? Come impedisci che ci facciano fuori o che ci facciano saltare insieme a loro?
Dopo aver pianto, aver fatto manifestazioni teoricamente ineccepibili, ma concretamente vuote e aver rilasciato slogan su Charlie, forse qualcuno si porrà questa domanda e, anche se la vedo dura, ci saprà dare una risposta decente e affidabile.
sabato 10 gennaio 2015
Recensioni semiserie - Il mondo perduto /Jurassic Park
E' il sequel del devastante film di Spielberg girato ancora una volta da lui dopo aver costretto Michael Crichton a scrivere una continuazione del libro dal quale era nato il primo Jurassic Park.
Il secondo libro si chiamerà "Il mondo perduto" e perdute sono anche le speranze di Ian Malcolm (Jeff Goldblum) quando viene a sapere dal vecchio John Hammond dell'esistenza di un sito B in un'altra isola ovvero un altro luogo cosparso di dinosauri in libertà creato per l'allevamento di essi prima di essere trasportati nel parco del primo film.
Un tifone lo aveva distrutto quindi se già il posto era di merda prima immaginate voi in che zona accogliente si vanno ora a intrufolare quei simpaticoni della Ingen?
Dopo che un T-Rex lo ha quasi ucciso nel primo film Malcolm COL CAZZO che vuole tornare a rischiare la pelle tra i dinosauri, ma la notizia della presenza della fidanzata sull'isola lo costringe a partire.
Questo signori è vero amore! Solamente una persona cotta, innamorata follemente del rispettivo patner può ritornare in un'isola con i dinosauri (non gatti persiani, capiamoci) che stavolta sono addirittura in libertà, sparsi per l'isola e non in gabbie come gli elefanti rincoglioniti allo zoo di Pistoia.
Hammond avverte: "I carnivori sono al centro dell'isola, voi filmate solamente gli erbivori sulla costa!".
Ora, secondo voi in un film sui dinosauri ti fanno vedere solo quelli erbivori stupidi che brancolano lenti come ragazzi usciti ubriachi fradici dalla discoteca?
Logico che qualche coglione si presenti sull'isola per rompere l'equilibrio e i coglioni a quegli animali preistorici che si stavano facendo i cazzi loro.
Il coglione di turno è il nipote di Hammond che vuole sfruttare l'isola come safari per far risalire le azioni della Ingen.
Questo nipote, furbo come quelli che si lamentano se l'Italia va a rotoli e non pagano le tasse, rischia già più volte la vita nell'isola e quando si para il culo con l'elicottero chiamato da Vince Vaughn, decide di portarsi altro terrore a casa, sulla terraferma. Carica così una nave con un T-rex e affida l'incarico a dei professionisti del mestiere.
Nel mondo il titolo "professionista" è un titolo molto vago e chissà perchè quando la nave deve sbarcare a San Diego prima distrugge la banchina e poi da essa esce il dinosauro un po' alterato?
Ve lo spiegano subito: hanno sbagliato a iniettare un siero e invece di somministrare un sedativo al dinosauro gli iniettano un bell'eccitante.
Ovvia, ora sì che si ragiona!
Chiunque si aspetta un bel casino in città alla Godzilla, rimarrà deluso perchè il mostro distruggerà meno di quanto ci si possa immaginare dato che rientra molto presto al porto per salvare il suo figlioletto curato e riparato dalla ragazza di Malcolm.
Dopo essersi divorato il nipote stupido di Hammond e aver ritrovato il figlio, il T-Rex viene sedato da persone un po' più esperte delle precedenti e rispedito nella sua isola di appartenenza in tempo per permettere di girare il terzo film della saga, stavolta non più da Spielberg, che si è reso già conto con "Il mondo perduto" di aver esagerato, ma da Joe Johnston che richiamerà il buon vecchio Alan Grant (Sam Neil) per salvare il culo ad altra gente.
Il Mondo Perduto è più zeppo di effetti speciali del precedente, ma se nel primo film il vero cattivo è qualsiasi dinosauro, qui il telespettatore viene pervaso da un sentimento buonista che vede il nipote occhialuto di Hammond, tra l'altro con una voce disturbante, come cattivone di turno.
Prevale rispetto al primo un senso di maggiore tensione nella scena del bus sul burrone o quando un T-Rex mette la testa nella tenda della figlia di Malcolm (della quale non vi ho parlato perchè una che uccide un dinosauro con un calcio rotante senza citare Chuck Norris non è degna di nota) mentre stavolta i dinosauri vengono, a torto, tirati in ballo troppo presto sullo schermo come a farli ricordare subito a chi ha visto il primo film e soffriva di DINOSTALGIA (pessima...).
In conclusione, è comunque un film accettabile, c'è più azione del film precedente, ma chi ve l'ha fatto fare di ritornare tra i dinosauri?
Il secondo libro si chiamerà "Il mondo perduto" e perdute sono anche le speranze di Ian Malcolm (Jeff Goldblum) quando viene a sapere dal vecchio John Hammond dell'esistenza di un sito B in un'altra isola ovvero un altro luogo cosparso di dinosauri in libertà creato per l'allevamento di essi prima di essere trasportati nel parco del primo film.
Un tifone lo aveva distrutto quindi se già il posto era di merda prima immaginate voi in che zona accogliente si vanno ora a intrufolare quei simpaticoni della Ingen?
Dopo che un T-Rex lo ha quasi ucciso nel primo film Malcolm COL CAZZO che vuole tornare a rischiare la pelle tra i dinosauri, ma la notizia della presenza della fidanzata sull'isola lo costringe a partire.
Questo signori è vero amore! Solamente una persona cotta, innamorata follemente del rispettivo patner può ritornare in un'isola con i dinosauri (non gatti persiani, capiamoci) che stavolta sono addirittura in libertà, sparsi per l'isola e non in gabbie come gli elefanti rincoglioniti allo zoo di Pistoia.
Hammond avverte: "I carnivori sono al centro dell'isola, voi filmate solamente gli erbivori sulla costa!".
Ora, secondo voi in un film sui dinosauri ti fanno vedere solo quelli erbivori stupidi che brancolano lenti come ragazzi usciti ubriachi fradici dalla discoteca?
Logico che qualche coglione si presenti sull'isola per rompere l'equilibrio e i coglioni a quegli animali preistorici che si stavano facendo i cazzi loro.
Il coglione di turno è il nipote di Hammond che vuole sfruttare l'isola come safari per far risalire le azioni della Ingen.
Questo nipote, furbo come quelli che si lamentano se l'Italia va a rotoli e non pagano le tasse, rischia già più volte la vita nell'isola e quando si para il culo con l'elicottero chiamato da Vince Vaughn, decide di portarsi altro terrore a casa, sulla terraferma. Carica così una nave con un T-rex e affida l'incarico a dei professionisti del mestiere.
Nel mondo il titolo "professionista" è un titolo molto vago e chissà perchè quando la nave deve sbarcare a San Diego prima distrugge la banchina e poi da essa esce il dinosauro un po' alterato?
Ve lo spiegano subito: hanno sbagliato a iniettare un siero e invece di somministrare un sedativo al dinosauro gli iniettano un bell'eccitante.
Ovvia, ora sì che si ragiona!
Chiunque si aspetta un bel casino in città alla Godzilla, rimarrà deluso perchè il mostro distruggerà meno di quanto ci si possa immaginare dato che rientra molto presto al porto per salvare il suo figlioletto curato e riparato dalla ragazza di Malcolm.
Dopo essersi divorato il nipote stupido di Hammond e aver ritrovato il figlio, il T-Rex viene sedato da persone un po' più esperte delle precedenti e rispedito nella sua isola di appartenenza in tempo per permettere di girare il terzo film della saga, stavolta non più da Spielberg, che si è reso già conto con "Il mondo perduto" di aver esagerato, ma da Joe Johnston che richiamerà il buon vecchio Alan Grant (Sam Neil) per salvare il culo ad altra gente.
Il Mondo Perduto è più zeppo di effetti speciali del precedente, ma se nel primo film il vero cattivo è qualsiasi dinosauro, qui il telespettatore viene pervaso da un sentimento buonista che vede il nipote occhialuto di Hammond, tra l'altro con una voce disturbante, come cattivone di turno.
Prevale rispetto al primo un senso di maggiore tensione nella scena del bus sul burrone o quando un T-Rex mette la testa nella tenda della figlia di Malcolm (della quale non vi ho parlato perchè una che uccide un dinosauro con un calcio rotante senza citare Chuck Norris non è degna di nota) mentre stavolta i dinosauri vengono, a torto, tirati in ballo troppo presto sullo schermo come a farli ricordare subito a chi ha visto il primo film e soffriva di DINOSTALGIA (pessima...).
In conclusione, è comunque un film accettabile, c'è più azione del film precedente, ma chi ve l'ha fatto fare di ritornare tra i dinosauri?
venerdì 9 gennaio 2015
Recensioni semiserie - Jurassic Park
Gran film, niente da dire, secondo me l'opera migliore di Spielberg.
Due ore di film in cui non ti chiedi mai quanto manca alla fine.
Addentriamoci nella trama e analizziamola: ricreare i dinosauri dal Dna di zanzare preistoriche? Si ok, pare una cazzata che chiunque in 100 anni di scienza moderna avrebbe sicuramente tentato, ma John Hammond (il vecchietto che fa Babbo Natale in "Miracolo nella 34esima strada") te la mette così facile e te la rigira così tanto che ti stupisci che nessuno lo abbia mai fatto prima nella vita reale.
Il vecchietto con il bastone insomma realizza il suo sogno di ricreare i dinosauri su un'isola al largo del Costarica, il classico posto in culo dove o scappi con una barca (bella grossa eh...) oppure ti cerchi un elicottero.
I protagonisti? Sam Neil con quel cappello da Cow Boy è convintissimo di ogni cosa che fa, anche nello scaccolarsi, Jeff Goldblum fa la parte di quello che si finge simpatico/antipatico/cretino/salvatore.
Certo, chi l'ha visto prima in "La mosca" rimane molto colpito.
I nipoti di Hammond paiono più stupidi di quei bambini dei film natalizi su Italia Uno il pomeriggio dalle 15 in poi, e invece sono diventati con il trascorrere del film ancora più idoli della compagna di Neil, quella Laura Dern che considero l'unica rotella fuori posto nell'ingranaggio spielberghiano.
Di lei ricordo solo il salto sul divano che fece fare alla mi mamma quando vedemmo il film per la prima volta: al momento di riattivare la corrente elettrica nel parco spuntarono alle spalle della povera Dern uno o due velociraptor in una scena che presagiva tranquillità.
Il ciccione sfigato, che fa il cattivo qui come in Space Jam, muore giustamente molto presto dato che Spielberg voleva un film sui dinosauri e non un thriller.
I dinosauri, già!
I primi che spuntano sono semplici erbivori buoni solo per mostrare degli effetti speciali.
Il primo vero dinosauro che appare è un tirannosauro di tutto rispetto che ribalta la jeep dei bambini e si pappa l'avvocato mentre è a cacare.
In sequenza ecco il Dilophosaurus che uccide il ciccione nella jeep e i piccoli velociraptor che daranno via a un inseguimento assurdo quanto storico nelle cucine.
Con le reti di recinsione disattivate, i protagonisti dispersi nel parco e i dinosauri in libertà anche Rambo sarebbe fottuto.
Rambo sì, ma non l'inespressivo Alan Grant che prende sotto di sè i due bambini e li riconduce al quartier generale dove lì leveranno le tende, aiutati dal tirannosauro, e si salveranno leteralmente la pelle con buona pace del povero John Hammond che pensava di fare miliardi con quel parco.
La sua idea non sarebbe stata sbagliata e gli avrebbe fruttato sicuramente molti soldi, ma spesso è meglio non rimettere le mani su quello che madre natura e la selezione naturale hanno già fatto.
Poi John, tranquillizzati. C'è sempre il sito due.
Altrimenti che sequel ci sarebbe?
Due ore di film in cui non ti chiedi mai quanto manca alla fine.
Addentriamoci nella trama e analizziamola: ricreare i dinosauri dal Dna di zanzare preistoriche? Si ok, pare una cazzata che chiunque in 100 anni di scienza moderna avrebbe sicuramente tentato, ma John Hammond (il vecchietto che fa Babbo Natale in "Miracolo nella 34esima strada") te la mette così facile e te la rigira così tanto che ti stupisci che nessuno lo abbia mai fatto prima nella vita reale.
Il vecchietto con il bastone insomma realizza il suo sogno di ricreare i dinosauri su un'isola al largo del Costarica, il classico posto in culo dove o scappi con una barca (bella grossa eh...) oppure ti cerchi un elicottero.
I protagonisti? Sam Neil con quel cappello da Cow Boy è convintissimo di ogni cosa che fa, anche nello scaccolarsi, Jeff Goldblum fa la parte di quello che si finge simpatico/antipatico/cretino/salvatore.
Certo, chi l'ha visto prima in "La mosca" rimane molto colpito.
I nipoti di Hammond paiono più stupidi di quei bambini dei film natalizi su Italia Uno il pomeriggio dalle 15 in poi, e invece sono diventati con il trascorrere del film ancora più idoli della compagna di Neil, quella Laura Dern che considero l'unica rotella fuori posto nell'ingranaggio spielberghiano.
Di lei ricordo solo il salto sul divano che fece fare alla mi mamma quando vedemmo il film per la prima volta: al momento di riattivare la corrente elettrica nel parco spuntarono alle spalle della povera Dern uno o due velociraptor in una scena che presagiva tranquillità.
Il ciccione sfigato, che fa il cattivo qui come in Space Jam, muore giustamente molto presto dato che Spielberg voleva un film sui dinosauri e non un thriller.
I dinosauri, già!
I primi che spuntano sono semplici erbivori buoni solo per mostrare degli effetti speciali.
Il primo vero dinosauro che appare è un tirannosauro di tutto rispetto che ribalta la jeep dei bambini e si pappa l'avvocato mentre è a cacare.
In sequenza ecco il Dilophosaurus che uccide il ciccione nella jeep e i piccoli velociraptor che daranno via a un inseguimento assurdo quanto storico nelle cucine.
Con le reti di recinsione disattivate, i protagonisti dispersi nel parco e i dinosauri in libertà anche Rambo sarebbe fottuto.
Rambo sì, ma non l'inespressivo Alan Grant che prende sotto di sè i due bambini e li riconduce al quartier generale dove lì leveranno le tende, aiutati dal tirannosauro, e si salveranno leteralmente la pelle con buona pace del povero John Hammond che pensava di fare miliardi con quel parco.
La sua idea non sarebbe stata sbagliata e gli avrebbe fruttato sicuramente molti soldi, ma spesso è meglio non rimettere le mani su quello che madre natura e la selezione naturale hanno già fatto.
Poi John, tranquillizzati. C'è sempre il sito due.
Altrimenti che sequel ci sarebbe?
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